Riforma delle pensioni: un doppio sì necessario

Riforma delle pensioni: un doppio sì necessario

 

“Da ciascuno secondo le sue risorse e a ognuno secondo i suoi bisogni”. È una frase pronunciata più volte dall’ex-Consigliera federale Ruth Dreifuss nel corso della campagna in vista della votazione del 24 settembre sulla riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020”. Una frase che descrive a perfezione lo spirito e il principio del principale pilastro del nostro sistema pensionistico, l’AVS.

Il primo pilastro è solido grazie al suo funzionamento e al principio di solidarietà su cui è fondato. I contributi versati sono una percentuale del reddito per cui non è fissato un limite massimo. Un tetto, invece, fissato per le rendite: 2’350 franchi per chi ha pagato i contributi senza interruzioni, con un reddito massimo di 84’600 franchi. I contributi oltre questo importo non incidono più sulle proprie rendite, ma alimentano le casse con cui vengono versate.
Il finanziamento dell’AVS è regolato in funzione del livello di benessere generale e garantisce una redistribuzione della ricchezza. L’AVS e la previdenza professionale devono garantire un livello di vita analogo a quello che precede la pensione. A chi va in pensione con la sola AVS, così come accade per mezzo milione di donne, dev’essere garantito un pensionamento dignitoso.

La solidità del funzionamento dell’AVS poggia sulla solidarietà tra le generazioni. Nel tempo è stato assicurato grazie a più riforme – dieci in cinquant’anni – con cui la previdenza vecchiaia è stata adattata alle esigenze della società. L’equilibrio tra generazioni attive e non più attive è un fattore determinante, marcato – durante gli ultimi trent’anni –  da un’evoluzione negativa accompagnata da un notevole passo in avanti per quanto riguarda la speranza di vita, giunta a 85.5 anni per le donne e a 81.5 per gli uomini. Eppure, durante gli ultimi vent’anni, non una riforma delle pensioni è giunta in porto.

L’invecchiamento della popolazione e la speranza di vita in aumento per cui più rendite devono essere versate più a lungo, il pensionamento della generazione del “baby boom” e dei bassi tassi d’interesse impongono una riforma delle pensioni. In questo senso, legare primo e secondo pilastro è un’idea molto buona. Rivisti i tassi di conversione, una misura inevitabile dettata dai tassi d’interesse, viene proposta una compensazione attraverso l’AVS, il pilastro più solido del nostro sistema di previdenza vecchiaia: un aumento delle rendite di 840 franchi, rispettivamente fino 2’700 franchi per le coppie.

La previdenza vecchiaia 2020 risponde alle esigenze della società attuale, la cui rapida mutazione motiva una riforma che garantisce il finanziamento dell’AVS e il livello delle rendite fino al 2030. Il lavoro parziale sarà assicurato meglio, a vantaggio delle donne. Chi verrà licenziato, oltre i 58 anni d’età, potrà rimanere affiliato al secondo pilastro. Oggi respingere la riforma è la scelta peggiore poiché, nel migliore dei casi, una nuova riforma dovrà tenere conto anche del deficit miliardario generato nei prossimi anni. Nel peggiore dei casi, la destra e i partiti borghesi imporrebbero la riduzione delle rendite e l’età di pensionamento a 67 anni per tutte e tutti.

La riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020” chiede a ognuno secondo le sue risorse e dà a ciascuno secondo i suoi bisogni, garantisce il livello delle rendite e rinforza l’AVS. È la migliore soluzione. Invito perciò ad accettarla, votando due volte SÌ il 24 settembre.

 

Igor Righini, Presidente PS

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Sono una donna di sinistra, e ho votato due Sì alla riforma Previdenza 2020

Sono una donna di sinistra, e ho votato due Sì alla riforma Previdenza 2020

Ho votato due Sì a favore della riforma Previdenza 2020. Non è stata una decisione facile, perché istintivamente avrei volentieri rigettato una riforma che prevede l’aumento dell’età pensionabile per le donne, visto quanto siamo già penalizzate sul fronte della discriminazione salariale e dell’accesso al lavoro. Ma non credo saggio inficiare una riforma necessaria e urgente, per una ingiustizia per la quale dobbiamo lottare con altri mezzi. Certo, nei miei sogni avrei preferito un maggior aumento delle rendite, ma il pragmatismo mi dice che se il popolo ha rigettato in votazione popolare l’AVSplus, significa che al momento non è pensabile ottenere più di quanto previsto. Certo, avrei desiderato un pensionamento flessibile più rispettoso della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, purtroppo dobbiamo lottare contro i progetti ventilati a più riprese dalle «vere riforme» della destra di innalzare per uomini e donne a 67 anni l’età della pensione.

Votare due Sì, impegna ancora di più tutti i progressisti a lottare affinché la parità non sia solo nei doveri, ma anche nei diritti delle donne e degli uomini, e possiamo farlo solo se investiamo nella parità salariale, ma anche a favore di salari che permettano di non dover far capo agli aiuti sociali anche quando il lavoro c’è, ma precario e sottopagato (stage, dumping, lavori su chiamata…).

Per capire meglio cosa implica questa riforma dal punto di vista concreto per le persone che andranno in pensione, ho consultato il sito curato dall’Università di Zurigo che spiega in modo semplice e accurato le modifiche legislative approvate nella riforma, mettendo a confronto la situazione attuale, le proposte del Consiglio federale con le posizioni delle due camere http://renten2020.ch/it/reformelemente/. Scopro così, ad esempio, che la nuova riforma ridurrebbe i supplementi AVS per chi lavora dopo i 65 anni, bonus di rendita che oggi arriva fino al 31% in più per chi lavora fino a 70 anni. La nuova proposta non impedisce di lavorare oltre, ma non incita più a farlo e forse è il modo migliore per il ricambio generazionale.

La riforma apporta dei miglioramenti anche sul fronte del pensionamento anticipato, che sarà più favorevole ai redditi medio-bassi grazie alla rendita che sarà ridotta meno rispetto ad oggi e all’aumento di 70.- franchi di rendita AVS al mese. La materia è complessa, non riducibile a qualche slogan. Votare, azione democratica per eccellenza, specie quando le proposte sono complesse e dalle conseguenze importanti, mi ha richiesto un certo impegno per farmi un’opinione, tempestando di domande scomode la mia rappresentante a Berna. E ho deciso per il Sì.

Pepita Vera Conforti, attivista femminista, Manno



 

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Un Sì alla Previdenza 2020 per i meno fortunati

Un Sì alla Previdenza 2020 per i meno fortunati


Tra di noi c’è chi ha un buon lavoro, guadagna bene e può permettersi una previdenza vecchiaia in sintonia con il tenore di vita precedente al pensionamento: versa contributi al primo pilastro (l’AVS), ha un buon secondo pilastro e rimpingua il terzo.

Ci sono però anche pensionati che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese: sono coloro, soprattutto donne, che non hanno una rendita da secondo pilastro, hanno svolto lavori umili mal retribuiti durante una vita intera e godono di piccole rendite immutate da quarant’anni. Chi ha un reddito annuo superiore agli 84’600 franchi supera la soglia oltre la quale i contributi all’AVS non influenzano più la propria rendita, ma versa comunque i contributi secondo il reddito. Ciò in base al principio di solidarietà che rende l’AVS un istituto molto importante per l’equilibrio e la coesione sociale svizzera: chi ha un reddito alto permette a chi guadagna meno di avere una rendita più accettabile.

L’AVS è così l’assicurazione che più si avvicina all’idea secondo cui ognuno contribuisce secondo le sue risorse e ciascuno riceve in funzione dei suoi bisogni. La Previdenza 2020 prevede un aumento di 840 franchi annui, o 2’700 per le coppie, indistintamente per tutti i nuovi pensionati: ne trarranno beneficio coloro che già stanno bene, ma soprattutto le persone che hanno solo la rendita AVS per vivere; i primi, che durante la loro vita attiva hanno versato contributi più alti, permetteranno ai secondi di vivere in maniera più dignitosa.

È l’applicazione perfetta del principio di solidarietà voluto dal legislatore quando creò l’AVS. Per questo motivo il 24 settembre votiamo due Sì convinti alla riforma delle pensioni.

Davide Dosi, municipale PS – I Verdi Chiasso



 

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Rinforziamo l’AVS e aumentiamo le rendite

Rinforziamo l’AVS e aumentiamo le rendite

70 franchi al mese, 840 fr. all’anno. È sicuramente poco, ma è il primo aumento reale da più di quarant’anni. Purtroppo questo aumento è addirittura troppo per la destra. Per altri partiti, invece, l’aumento non basta e per questo si oppongono alla Previdenza 2020. Due ragioni opposte tra di loro, ma che alimentano lo stesso rischio: senza la Previdenza 2020 l’AVS rischia di dover affrontare delle difficoltà oggettive.

L’aumento di 840 franchi annui, o di 2’700 per le coppie, compenserà l’anno in più di lavoro per chi guadagna 39’000 franchi. Questo significa che la riforma compensa la differenza soprattutto per le donne, visto che sono la maggioranza a non lavorare a tempo pieno. Molte, più di mezzo milione, hanno solo la rendita AVS per vivere dopo il pensionamento.

Anche per il secondo pilastro ci sono grandi differenze visto che le rendite delle donne sono più basse del 63% rispetto a quelle degli uomini. Per questo motivo è indispensabile concretizzare al più presto la legge sulla parità, votata nel 1995, e far sì che le donne guadagnino lo stesso salario degli uomini a parità di mansioni.

Oggi non è ancora il caso e le donne devono lavorare fino a fine febbraio dell’anno seguente per il salario che gli uomini hanno già guadagnato al 31.12. Questo è un punto centrale se vogliamo veramente aver una vera parità, dai salari, alle condizioni di vita fino al pensionamento. Ma chi si oppone a realizzare dei veri progressi per la parità? La destra e i partiti borghesi, dopo aver tentato di affossare il progetto nel programma di governo, non vogliono introdurre delle sanzioni efficaci contro le aziende che non rispettano la parità salariale.

Diciamo Sì alla Previdenza 2020, Sì al decreto per il finanziamento supplementare e combattiamo per la parità salariale senza più tentennare.

Ornella Buletti, Giubiasco



 

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Due sì per migliorare le rendite AVS

Due sì per migliorare le rendite AVS

Uno degli argomenti utilizzati da chi si oppone alla riforma della Previdenza vecchiaia 2020 consiste nel dire che «i più benestanti e i ricchi non hanno bisogno di un aumento delle rendite AVS di 70 franchi al mese». In realtà le cose non stanno così. I partiti borghesi e la destra non si oppongono ai 70 franchi di aumento della rendita mensile, si oppongono ai contributi che permettono di aumentare, per tutte e tutti, le rendite di 70 franchi. L’AVS è solida anche perché poggia sul principio di solidarietà: ognuno riceve qualcosa e ciascuno contribuisce secondo le sue possibilità. I contributi, in più, vengono pagati sia dalle lavoratrici e lavoratori sia dai datori di lavoro. Quello che i rappresentanti dei partiti borghesi e della destra nascondono è il fatto che i più alti redditi vogliono una previdenza vecchiaia più individuale per cui il principio di solidarietà dell’AVS rappresenta un ostacolo.

Eppure la solidarietà è un gran punto di forza dell’AVS: definisce un tetto per le rendite ma non per i contributi. La rendita massima è di 2.350 franchi e questo per un reddito 84.600 franchi. Significa che oltre questo reddito, i contributi non hanno più nessuna influenza per la propria rendita. Così si possono finanziare le rendite altrui, di molte lavoratrici e molti lavoratori che guadagnano molto meno. Se gli alti e altissimi redditi dicono che non hanno bisogno di un aumento di 70 franchi è perché non vogliono contribuire affinché più persone ricevano 840 franchi all’anno in più, rispettivamente fino a 2.700 franchi per una coppia. Gli altissimi redditi preferiscono il 3°pilastro, un’assicurazione individuale più costosa e meno solidale. Con l’introduzione dell’AVS, 70 anni fa, si cominciò a lottare contro la miseria che colpiva i pensionati dopo una vita di lavoro. È tuttavia da 40 anni che le rendite dell’AVS non sono state aumentate, tranne per gli indici del rincaro. Bisogna continuare a garantire il livello delle rendite, soprattutto per le persone con bassi salari, a chi lavora a tempo parziale, soprattutto le donne.

La risposta è l’AVS e la riforma Previdenza 2020. Bisogna rinforzare il primo pilastro e garantire il suo finanziamento affinché l’AVS continui a rispondere ai bisogni fondamentali in materia di pensionamento della maggior parte della popolazione, non solo di alcuni privilegiati. Per questo è necessario il doppio sì il 24 settembre: sì alla legge sulla previdenza e sì al decreto per il finanziamento supplementare dell’AVS.

Henrik Bang, imprenditore e deputato PS in Gran consiglio



 

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Quei 70.- fr. che hanno diviso destra e sinistra

Quei 70.- fr. che hanno diviso destra e sinistra

 

 

 

 

 

 


 

La riforma “Previdenza 2020”, per essere approvata, richiede  due SI: uno relativo alla modifica della Costituzione necessaria per poter aumentare l’IVA dello 0,3% a partire dal 2021, l’altro relativo a un pacchetto di riforme legislative contro il quale è stato promosso un referendum. Se dovesse cadere la votazione costituzionale obbligatoria, che richiede anche la maggioranza dei Cantoni, cadrebbe tutta la riforma indipendentemente dal risultato del referendum.

La riforma, molto complessa, cerca di dare una prima risposta globale alle conseguenze  dell’invecchiamento demografico per il nostro sistema pensionistico  dopo i fallimenti dei progetti di revisione dell’avs del 2004 e del 2011 e dopo le revisioni della lpp del 2004-2006. Per la prima volta infatti  vengono affrontate contemporaneamente  sia la legge sul primo pilatro (avs), sia la legge sul secondo pilastro (lpp). Una impostazione, quella di affrontare assieme i due pilastri, condivisa da molti.

Quello che, al di là della complessità,  ha  invece diviso la destra dalla sinistra e dal centro è stato soprattutto il peso da attribuire ora e, in prospettiva nel futuro, al primo rispettivamente al secondo pilastro. Tutti d’accordo, considerati gli attuali bassi rendimenti degli investimenti finanziari, anche sulla necessità di ridurre il tasso di conversione (moltiplicato per il capitale accumulato è uguale alla pensione mensile)  dal 6,8% attuale al 6,0 %, restava da decidere come compensare questa perdita di reddito del 12% per mantenere il totale della pensione a un importo tale da “ rendere possibile l’adeguata continuazione del tenore di vita abituale” (art. 113 Cost. Fed.). La destra chiedeva di farlo aumentando il capitale della LPP grazie a un maggior prelievo, la sinistra di compensare la nuova discesa del tasso di conversione (già  ridotto nel 2004) con un aumento della rendita avs per i futuri pensionati di 70.- fr. al mese. Sembrerebbe una questione di scarsa importanza con importi per ora relativamente ridotti, ma in realtà questo confronto va ben  oltre l’aspetto immediato.

Si tratta della scelta tra due strade profondamente diverse politicamente e socialmente, con conseguenze pesanti per il futuro del nostro sistema pensionistico e, in un certo senso, di tutto il nostro Stato sociale. Due opzioni entrambe legittime, entrambe rispettose dello Stato di diritto e delle regole democratiche, ma che rispondono a due visioni opposte di valori fondamentali della nostra società. Il lungo e combattutissimo iter parlamentare della riforma e l’approvazione da parte del Nazionale con il  minimo di voti necessari la dicono lunga al riguardo. Peccato che una parte minoritaria della sinistra, ma che può diventare determinante per il risultato finale, sostenga il No, sperando in questo modo di favorire in futuro il rafforzamento dell’avs. Sperando di essere lei, domani, a dettare le regole del gioco, si allea oggi a quella destra che pur la sovrasta numericamente in modo schiacciante e che tenta di indebolire l’avs fin da quando è stato introdotto il secondo pilastro nel 1982.

Per capire quanto siano diverse le due strade e dove possono portare occorre analizzare la diversa impostazione del primo e del secondo pilatro della nostra previdenza professionale (il terzo è del medesimo tipo del secondo, ma è facoltativo). Il primo pilatro, l’avs, è il risultato di un miracolo politico maturato nell’immediato secondo dopoguerra, quando il clima di fratellanza instauratosi dopo una guerra che aveva fatto 60 milioni di morti e dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, favorì lo sviluppo dello Stato sociale e dei diritti. Un processo, quello dei diritti, ancora in corso, mai concluso, sempre minacciato, ma anche alla base di valori radicati nelle nostre società.
L’avs è certamente una aspetto luminoso dei nostri diritti sociali anche se oggi la destra cerca di denigrarla descrivendola come un meccanismo di distribuzione “a pioggia” di risorse pubbliche perché la ricevono tutti indipendentemente dal reddito e dalla sostanza di cui dispone il beneficiario. In realtà chi la riceve pur non avendone bisogno non solo è una piccola minoranza, ma è anche quella minoranza che, avendo pagato molto di più di quello che riceverà da pensionato, contribuisce in modo determinante al suo finanziamento. In questo senso l’avs, a differenza delle imposte, è il più semplice, trasparente, razionale esempio di ridistribuzione del reddito, perché  la ridistribuzione avviene direttamente dal più benestante al meno fortunato, praticamente a costo zero, e senza tutti quei meccanismi complessi, in parte opachi, dai quali necessariamente passa l’utilizzo delle risorse dello Stato. La si potrebbe definire un “Robin Hood” che opera con modi legali grazie al voto popolare del 1946.
L’avs è quindi un tassello fondamentale della nostra socialità che contribuisce praticamente a costo zero a svolgere uno dei compiti che anche molti liberali attribuiscono allo Stato, quello di correggere gli effetti che i meccanismi di mercato producono nella distribuzione del reddito. Dall’altra parte vi sono coloro che legittimamente ritengono che ogni individuo ha il dovere di procurarsi con lo studio, il lavoro, l’acquisizione di competenze il reddito necessario per i suoi bisogni e di assicurarsi per quando non potrà più disporre di quel reddito per vecchiaia, malattia, disoccupazione o invalidità. Una assicurazione costosa e anche rischiosa basata sulla mutualità dove, per esempio, chi muore prima paga per chi vive più a lungo, ma dove non c’è solidarietà. Come avviene appunto con il meccanismo della cassa pensioni, che, tra l’altro, è obbligatoria solo per i salariati al disopra di un determinato reddito e lascia scoperta la parte più debole della popolazione (soprattutto donne). Argomentazioni, quelle della destra, che affondano le radici nei principi calvinisti che hanno favorito lo sviluppo del capitalismo, ma che oggi devono confrontarsi con la finanziarizzazione dell’economia caratterizzata da avidità di guadagno a ogni costo, da nuove forme di speculazione fine a sé stessa che si spingono fino a sfiorare o toccare l’illegalità, dall’evasione e dall’elusione di imposta. Un mondo dove una parte importante del profitto non è più il “segnale della grazia divina” di Max Weber in quanto risultato di “un lavoro razionale, rigoroso e severo” e dove il profitto non viene reinvestito in attività produttive, ma in nuove speculazioni.
Oggi, di fronte alle  disuguaglianze che questa economia dominata dalla finanza continua ad ampliare, alla precarietà e alla povertà crescenti, una redistribuzione diretta  del reddito operata dalla mano pubblica appare sempre più necessaria almeno come primo rimedio. L’avs in questo particolare momento storico non solo va difesa, ma va rafforzata.con un SI convinto. Anche se, purtroppo, assieme viene servito un boccone amaro, quello dell’innalzamento di un anno dell’età di pensionamento delle donne. Gli articoli costituzionali e i mezzi per rafforzare l’avs ci sono: basta avere la volontà politica di applicare gli uni e di utilizzare gli altri.

Pietro Martinelli, già Consigliere di Stato



 

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Due Sì al rafforzamento delle rendite

Due Sì al rafforzamento delle rendite

 

 

 

 


 

Dobbiamo trovare il modo per rafforzare le finanze dell’AVS. Nessuno lo contesta a parole. Ma nei fatti, se non passerà il doppio SI`alla previdenza vecchiaia 2020, ci ritroveremo con un’AVS indebitata e con casse pensioni sempre più in crisi. Chi sarà a pagare allora per i problemi finanziari creati dal baby boom e dall’aumento della speranza di vita? Saranno i pensionati AVS attuali cui sarà tolto il carovita basato oggi sull’indice misto, che adegua le rendite al carovita e all’evoluzione dei salari. A pagare saranno i futuri pensionati, che vedranno l’età AVS aumentare a 67 anni per tutti. A soffrire saranno i giovani che dovranno pagare di più per finanziare il secondo pilastro, visto che il tasso di conversione del secondo pilastro non sarà stato ridotto come previsto dalla previdenza 2020. In generale ne soffrirà la solidarietà tra le generazioni, tra i ceti sociali e tra i sessi, che andrà in mille pezzi, con conflitti tra i giovani e i meno giovani, tra ricchi e meno abbienti, tra donne e uomini.

La Previdenza vecchiaia 2020 è un compromesso indispensabile tra sinistra e centro, che permette di calmare le acque agitate del primo e secondo pilastro per almeno 15 anni. Permette di risolvere il problema finanziario dell’AVS creato dall’aumento dei pensionati, che sono nati negli anni ’50 e ’60. Permette di risolvere i problemi degli ultraquarantacinquenni, che vedranno compensata la riduzione del tasso di conversione delle loro rendite grazie a maggiori accrediti di vecchiaia e grazie ai 70 fr mensili in più di AVS. Permette a 500’000 donne che lavorano a tempo parziale di essere meglio assicurate nel secondo pilastro: una donna che lavora a tempo parziale e che ha un salario di 35’000 Fr annui in media riceverà 300 fr mensili in più tra AVS e secondo pilastro; se andrà in pensione a 64 anni riceverà 200 fr in più di oggi. Permette ai disoccupati di più di 58 anni di non essere più esclusi dal secondo pilastro. Permette di ridurre i premi rischio eccessivi nel secondo pilastro. La riforma Previdenza vecchiaia 2020 è socialmente equilibrata ed è anche moderna, perché tiene conto del fenomeno diffusissimo del lavoro a tempo parziale.

Non ci si illuda! Alternative migliori alla Previdenza vecchiaia 2020 non esistono. Ci sono invece  piani catastrofici di smantellamento delle prestazioni sociali. Come presidente VPOD Ticino sostengo con forza la riforma Previdenza 2020, che è stata appoggiata a maggioranza anche dall’assemblea dei delegati svizzera del Sindacato VPOD. Con questa mia partecipazione alla conferenza stampa non voglio imporre il mio punto di vista a tutti i membri sindacali, alcuni dei quali sono critici nei confronti delle Previdenza vecchiaia 2020, ma voglio contribuire, con argomenti precisi e concreti, a far riflettere tutti i lavoratori e le lavoratrici dell’importanza di accogliere nelle urne un compromesso politico e sociale fondamentale per il nostro futuro. Rigettare il compromesso significherebbe aprire un periodo di grave incertezza per i giovani, per le donne, per i lavoratori ultraquarantacinquenni e per i pensionati. Perciò sono assolutamente convinto di lanciare un appello a votare 2 Sì alla Previdenza vecchiaia 2020.

Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino



 

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PS60+ e la Previdenza vecchiaia 2020

PS60+ e la Previdenza vecchiaia 2020

 

 

 

 


 

Per chi è già in pensione, il progetto della Previdenza vecchiaia 2020 (PV2020), su di cui voteremo il 24 settembre, potrebbe sembrare meno importante di quanto è in realtà.

Non dobbiamo mai dimenticare il vero progetto borghese: pensione per tutti a 67 anni, diminuzione delle rendite AVS – non più adattate al rincaro e all’evoluzione degli stipendi – e tasso di conversione per il secondo pilastro deciso tecnicamente e non più sottoposto a decisioni parlamentari e popolari.

Per i pensionati la PV2020 presenta dunque punti interessanti: le regole per le rendite AVS rimangono invariate e il tasso di conversione per la Cassa pensione rimane fissato al valore attuale! Siamo ancora lontani dall’obiettivo costituzionale secondo il quale «la previdenza professionale, insieme con l’assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità, deve rendere possibile l’adeguata continuazione del tenore di vita abituale». Continueremo dunque a lottare per l’obiettivo deciso da PS60+ di una rendita complessiva di almeno 4000 franchi al mese.

Per chi non è ancora in pensione, ma già avanti con gli anni, la PV2020 presenta vari aspetti positivi: dopo i 45 anni c’è una garanzia delle rendite del secondo pilastro e dopo i 58 anni la permanenza in una Cassa pensione anche se disoccupati. Le possibilità di posticipare o anticipare la data del pensionamento sono aumentate con perdite minori per l’anticipo. E per tutte e tutti i futuri pensionati la PV2020 offre per la prima volta da più di 40 anni un aumento delle rendite AVS (840 franchi all’anno e fino a 2712 franchi per le coppie) e miglioramenti nel secondo pilastro per chi lavora a tempo parziale.

Naturalmente l’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni è un rospo duro da ingoiare: nonostante le proposte della sinistra, la grande maggioranza del Parlamento considera la cosa acquisita e non più in discussione.

PS60+ pensa anche ai giovani: avranno per tutta la vita una detrazione leggermente maggiore dai loro stipendi. Ma questa percentuale vale anche per gli stipendi alti, che riceveranno la rendita AVS massima: si tratta in fin dei conti di un’imposta sulla ricchezza! I contrari insistono volentieri sul fatto che i giovani pagano le pensioni dei vecchi: è vero! È il concetto dell’AVS: chi lavora paga la rendita degli anziani; senza accumulare centinaia di miliardi di capitali, in mano al mondo finanziario. Per questo i borghesi se la prendono così tanto: il miglioramento dell’AVS a scapito delle Casse pensioni va nella direzione opposta ai loro piani di liberalizzazione del pingue mercato delle pensioni.

PS60+ ha deciso, come tutto il PSS con il voto generale, di sostenere la PV2020. È una riforma che presenta tutta una serie di aspetti positivi, il più importante dei quali è la stabilizzazione delle finanze per più di un decennio. Sventiamo i piani borghesi di smantellamento dell’AVS e votiamo due Sì convinti!

Carlo Lepori Copresidente PS60+ e deputato PS al Gran consiglio


 

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Un compromesso necessario: per le donne, per i giovani, per i pensionati

Un compromesso necessario: per le donne, per i giovani, per i pensionati

 

 

 

 


 

Prendo al volo la palla lanciata da Giorgio Galusero, che nel suo articolo sulla previdenza 2020 (uscito su ‘laRegione’ del 23 agosto) si lamenta di essere un “pensionato di Serie B” e ritiene che la riforma in votazione sarebbe “estremamente negativa per i giovani, le donne e i pensionati”.

Inizio col dire che questa riforma è un compromesso, uscito dalle Camere federali dopo un lungo processo di trattazione, con un solo voto di scarto. È nella natura del compromesso che ogni parte fa dei passi verso l’altra, e che nessuno alla fine la vince tutta. Infatti, fosse la riforma stata fatta dai soli socialisti, anche i pensionati avrebbero potuto beneficiare dei 70 franchi di aumento della rendita Avs: proposta invece aspramente combattuta proprio dal partito del Signor Galusero, il Plr. Fosse la riforma stata fatta dai soli socialisti, inoltre, non si sarebbe certamente aumentata l’età di pensionamento delle donne a 65 anni: sono invece strumentali e hanno il sapore delle famose lacrime di coccodrillo le affermazioni fatte da un esponente del Plr quando dice di voler “ripagare almeno in parte il ruolo sempre più difficile di madre” alle donne.

In realtà, a ogni proposta concreta per migliorare fattivamente la situazione delle donne e madri, ad esempio nell’ambito della parità salariale, del riconoscimento del lavoro di cura e della conciliabilità famiglia-lavoro, la destra in parlamento, incluso il Plr, ha altre priorità. Quello che Giorgio Galusero non dice è che l’aumento dell’età di pensionamento delle donne è, grazie alle trattative, accompagnato da una serie di misure che migliorano le rendite pensionistiche in particolare alle persone con reddito basso, a chi lavora a tempo parziale e a chi non ha il secondo pilastro e che, guarda caso, in quelle categorie rientrano per la maggior parte le donne. Per fare un esempio molto concreto, una donna che guadagna fino a 39’000 franchi all’anno può anche in futuro andare in pensione a 64 anni con la stessa rendita come oggi.

Nuova e molto interessante è la possibilità di scegliere il momento del pensionamento in modo più flessibile, tra i 62 e i 70 anni. Le persone professionalmente attive possono in questo lasso di tempo percepire una parte della pensione e continuare a lavorare a tempo parziale, migliorando, oltretutto, la propria rendita della vecchiaia. Un altro, importante miglioramento previsto concerne i disoccupati sopra i 58 anni che, a differenza di oggi, non saranno più obbligati ad attingere al proprio capitale previdenziale del secondo pilastro prima dell’età di pensionamento.

Per quanto riguarda la questione giovani, mi permetto di citare la Consigliera nazionale zurighese Jacqueline Badran, che dice: “L’Avs fu il più significativo progetto di sgravio per i giovani di tutti i tempi, e tale rimarrà anche con un modesto miglioramento delle rendite. Chi durante la propria carriera professionale guadagna meno di 100’000 franchi all’anno – ed è la stragrande maggioranza – riceve di più dall’Avs di quanto paga. I giovani saranno sgravati anche in futuro, e allo stesso tempo il livello delle rendite può essere mantenuto. Un vantaggio per tutti”.

Questa riforma è necessaria. Nei prossimi anni andremo incontro al pensionamento della generazione del “Baby Boom”, ed è urgente intervenire ora per garantire le rendite fino al 2030, quando si dovrà nuovamente – come è normale in una società che cambia – fare i conti che, così si stima, potrebbero migliorare grazie all’appiattimento della curva demografica. Due Sì quindi il 24 settembre: Sì alla riforma previdenza 2020, e Sì all’aumento dell’Iva che sarà, in realtà, solo dello 0,3% e solo a partire dal 2021.

Articolo pubblicato su La Regione

Gina La Mantia, deputata PS in Gran Consiglio

 

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Sì a una riforma equilibrata della previdenza vecchiaia

Sì a una riforma equilibrata della previdenza vecchiaia

 

 

 

 


 

Il 24 settembre voteremo sulla riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020”, un compromesso raggiunto dopo un lungo e intenso dibattito, che rinforza l’AVS e che ha il vantaggio di essere equilibrato.

L’AVS è l’assicurazione sociale più solidale grazie al sistema con cui viene assicurato il suo finanziamento, che permette una corretta redistribuzione della ricchezza e un sostegno intergenerazionale che non esclude nessuno. Contribuiscono tutti, secondo le rispettive risorse. Infatti non c’è un tetto ai contributi: quanto più alto è il salario, tanto aumenta il grado di partecipazione al primo pilastro. Per le rendite, invece, c’è un tetto: oltre gli 84’600 franchi, con i propri contributi non si influisce più sulla propria rendita, fissata a 2’350 al massimo, ma si partecipa alla cassa comune con cui le rendite vengono versate a tutti.

Oggi l’AVS deve affrontare due difficoltà importanti che la “Previdenza per la vecchiaia 2020” risolve. I dati demografici indicano una speranza di vita in aumento, per cui le rendite sono versate più a lungo. Parallelamente, i tassi di conversione del secondo pilastro diminuiscono. Inoltre nei prossimi anni la generazione del “baby boom” andrà in pensione nello stesso momento. Una riforma è quindi necessaria.

Per i nuovi pensionati la “Previdenza vecchiaia 2020” compensa la perdita legata al tasso di conversione con un aumento di 840 franchi annui, rispettivamente fino a 2’700 per le coppie. Perché solo per i nuovi pensionati? Perché loro subiranno la riduzione del tasso di conversione, non chi è già oggi in pensione. A vantaggio di tutti, comunque, andrà la garanzia del finanziamento dell’AVS, che grazie alla riforma vedrà garantite le sue fino al 2030. Questo permetterà di attraversare le difficoltà temporanee dovute al pensionamento della generazione del “baby boom”. Con questa riforma si rendono più solide le casse dell’AVS. In un primo tempo un miliardo sarà convogliato dall’AI all’AVS. Poi, dal 2021, ci sarà un aumento dell’IVA, che passerà dall’8.0% all’8.3%. Questo aumento dell’IVA non toccherà però i beni di prima necessità, come i generi alimentari.

Questa riforma è un compromesso e un compromesso non è mai perfetto. Ha però il vantaggio di assicurare meglio la previdenza professionale, il lavoro a tempo parziale e di aumentare le rendite AVS. La destra e i partiti borghesi sono ovviamente contrari perché puntano all’individualizzazione della previdenza vecchiaia basata sul risparmio personale tramite il 3° pilastro. In questo modo fanno però gli interessi di banche e assicurazioni e non di tutti i cittadini. Se la “Previdenza per la vecchiaia 2020” non dovesse andare in porto bisognerà comunque risanare le casse dell’AVS e questo inevitabilmente porterà la pensione a 67 anni per tutte e tutti. Se vogliamo scongiurare questo pericolo e rinforzare l’AVS votiamo due Sì il 24 settembre.

Articolo pubblicato su La Regione

Ivo Durisch, deputato PS in Gran Consiglio

 

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